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Contro la violenza sulle donne

Venti donne si liberano dal ricatto della violenza attraverso la formazione e il lavoro nel bene confiscato più esteso dell’area metropolitana di Napoli.
Non basta combattere la violenza: bisogna creare, attraverso il lavoro e la formazione, le condizioni affinché le donne possano autodeterminarsi, avere indipendenza economica e decidere autonomamente delle loro vite.
L’esperienza nei centri antiviolenza ci insegna che a volte la nostra risposta è monca: se una donna subisce violenza in casa ma dipende economicamente dal marito, è probabile che sarà costretta a tornare tra le mura domestiche. Ragioni analoghe sono all’origine delle mancate denunce, e spesso di una condizione di sudditanza reale o percepita che impedisce di liberarsi dai propri aguzzini.
Ma tante volte, troppe volte, le donne la subalternità la imparano da piccole, confrontandosi con una società maschile e maschilista, con un mondo del lavoro dove gli uomini arrivano prima e più facilmente, dove la disparità salariale tra uomini e donne rimane a livelli indegni per un paese civile.
Il progetto che nasce nella Masseria Antonio Esposito Ferraioli, il bene confiscato più grande dell’Area metropolitana di Napoli, intitolato a un sindacalista della CGIL vittima innocente della camorra, muove proprio da queste considerazioni, e dalla necessità di costruire soluzioni vere, concrete, di lungo periodo, attraverso il lavoro e la formazione.
Il progetto di formazione
Le donne coinvolte nel progetto sono state selezionate attraverso un bando pubblico. Al termine della procedura di selezione, lo scorso 22 marzo è iniziato il percorso di formazione che durerà fino alla fine del 2018. Le storie confluite in questo percorso sono molto diverse tra loro. Ci sono donne vittime di violenza domestica, vittime di tratta, donne che hanno perso il lavoro o giovani precarie. Nonostante l’eterogeneità del gruppo, anche grazie al supporto dei formatori e delle psicologhe che seguiranno tutta la formazione, si sta già creando uno spirito di gruppo davvero bello. Le donne coinvolte nel progetto, oltre a formarsi, stanno anche diventando comunità. Al termine del percorso di formazione, disporranno di un’importante bagaglio di competenze sulla gestione d’impresa, sui processi partecipativi, sulla commercializzazione e distribuzione dei prodotti agro-alimentari, sul ruolo dei beni confiscati per il lavoro e la legalità.
Il lavoro
Dieci delle donne protagoniste del progetto, al termine del periodo di formazione, daranno vita a un’impresa sociale, che si occuperà della vendita e della distribuzione di:
  • Prodotti agricoli della Masseria e di terzi
    Già dalla stagione attuale i soggetti gestori della Masseria hanno messo a coltura circa tre ettari di coltivazioni orticole e sei ettari di frutteto, denominato Museo vivente della biodiversità. Alla data di avvio delle attività si stima una produzione agricola annuale, ben avviata e consolidata, di circa 90 tonnellate di prodotto biologico;
  • Prodotti trasformati direttamente dalla Masseria, cosiddetti “Boccaccieli”
    Entro la fine del 2019 i soggetti gestori della Masseria considerano di terminare i lavori di ristrutturazione dell’immobile (che ospiterà tra le altre cose anche una casa di accoglienza per le donne vittime di violenza) e di impiantarvi un laboratorio di trasformazione agro-alimentare per la lavorazione sia dei propri prodotti che conto terzi. Le imprese che vorranno trasformare avvalendosi del laboratorio della Masseria dovranno sottoscrivere un disciplinare con dei precisi vincoli legati alle condizioni del lavoro e alla qualità dei prodotti. L’impianto di produzione avrà una capacità di trasformazione di 1000 litri all’ora e, oltre ai soliti prodotti come passata di pomodoro, sughi pronti e sott’olio, sarà utilizzato per produrre i cosiddetti “boccaccielli” che, attraverso la tecnica della vasocottura, offrirà prodotti più elaborati come pasta già pronta e dolci. L’idea è portare i piatti della tradizione culinaria napoletana ai clienti più disparati con una capacità di conservazione ottimale (dai 4 agli 8mesi) e una fruibilità ancora più ampia, poiché i “boccaccielli” saranno immediatamente consumabili, riscaldati a bagnomaria o attraverso un microonde. Questo elemento li rende vendibili in numerose situazioni: vendita diretta per il consumo immediato (nel medio-lungo periodo ipotizziamo l’apertura di veri e propri punti vendita) o per conservarli a casa o in negozio ma anche per essere utilizzati nei catering e in situazioni particolari come voli aerei. La vendita e la distribuzione dei “boccaccielli” sarà affidata all’APS costituita dalle donne protagoniste del progetto.
  • Organizzazione delle visite e fruizione del frutteto della Masseria denominato “Museo vivente della biodiversità”
    Il frutteto ha un’estensione di circa 6 ettari e, oltre a un ruolo produttivo per il Gruppo di Acquisto Solidale e per il laboratorio di trasformazione, è concepito per recuperare varietà autoctone ma ormai abbandonate, così da creare un Museo delle specie agricole del territorio. Inoltre, il frutteto sarà attraversato anche dal “percorso della memoria”, un itinerario che ricorderà le storie di alcune vittime innocenti delle mafie e che sarà realizzato durante l’estate del 2018 dai Campi estivi di E!state Liberi. Le donne dell’impresa sociale si occuperanno di organizzare e gestire le visite al frutteto. Alle visite più semplici, accompagnate da una sana e gustosa merenda con i prodotti del bene confiscato, si affiancheranno moduli più complessi che prevedano un pranzo ma anche laboratori sulla vinificazione, la realizzazione di succhi di frutta o oleificazione.
Logo Masseria Antonio Esposito Ferraioli
La Masseria Antonio Esposito Ferraioli nasce in un bene confiscato alla camorra ad Afragola.

I nostri contatti

Mail: info@masseriaferraioli.it

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